Buoni pasto 2026: esenzione fino a 10 euro e vantaggi fiscali

Buoni pasto elettronici, soglie di esenzione e trattamento fiscale dopo la Legge di Bilancio 2026.

In breve

  • Dal 2026 i buoni pasto elettronici sono esenti fino a 10 euro per singolo buono.
  • Restano invariate le soglie per cartacei e cantieri.
  • Per i dipendenti l’importo entro soglia non è imponibile.
  • Per le imprese il costo è interamente deducibile.
  • L’adeguamento al nuovo massimale è facoltativo, non obbligatorio.

Riferimenti normativi. La disciplina fiscale dei buoni pasto è contenuta nell’art. 51, comma 2, lettera c) del TUIR, che esclude dal reddito di lavoro dipendente il valore delle prestazioni sostitutive di mensa entro determinati limiti. Con la Legge di Bilancio 2026 (Legge 30 dicembre 2025, n. 199) il legislatore è intervenuto su questa disposizione innalzando, da 8 a 10 euro, la soglia di esenzione per i buoni pasto elettronici corrisposti a partire dal 1 gennaio 2026.

Differenza tra buoni pasto cartacei, elettronici e indennità di cantiere. Nel 2026 le soglie di esenzione sono le seguenti:

  • Buoni pasto cartacei: esenti fino a 4 euro per singolo buono/giorno
  • Buoni pasto elettronici: esenti fino a 10 euro per singolo buono/giorno
  • Indennità sostitutiva di mensa (cantieri e strutture temporanee): esente fino a 5,29 euro al giorno

Se il valore del buono supera la soglia, solo la parte eccedente concorre a formare reddito imponibile.

Trattamento fiscale per i dipendenti. Per i lavoratori dipendenti i buoni pasto, entro i limiti previsti dalla normativa, non costituiscono reddito imponibile ai fini IRPEF e non sono soggetti a contribuzione previdenziale. Questo significa che il beneficio è percepito in forma netta, senza incidere sul cuneo fiscale. È tuttavia opportuno, anche dal punto di vista operativo, indicare l’importo dei buoni pasto riconosciuti nei dati statistici della busta paga. Pur non producendo effetti fiscali o contributivi, tale indicazione garantisce maggiore trasparenza e correttezza nella gestione del rapporto di lavoro.

Deducibilità dei buoni pasto per imprese e professionisti. Dal lato del datore di lavoro, il trattamento fiscale varia in funzione della natura del soggetto che sostiene il costo. Per le società e le imprese, i buoni pasto rappresentano un costo interamente deducibile dal reddito d’impresa e non rientrano nei limiti di deducibilità previsti per le spese di vitto e alloggio. Questo rende lo strumento particolarmente efficiente sotto il profilo fiscale. Per i professionisti, invece, il costo dei buoni pasto è assimilato alle spese di vitto e alloggio e risulta deducibile nei limiti del 75 per cento, secondo le regole ordinarie previste dal TUIR.

Nessun obbligo di adeguamento al nuovo limite di 10 euro. L’innalzamento della soglia di esenzione a 10 euro non comporta alcun obbligo per le aziende che già riconoscono buoni pasto ai propri dipendenti. L’eventuale aumento del valore facciale del buono è una scelta discrezionale del datore di lavoro, che può continuare a erogare buoni di importo inferiore senza perdere i benefici fiscali. La norma, quindi, amplia le possibilità di utilizzo dello strumento, ma non impone alcun adeguamento automatico.

Erogazione per classi omogenee di dipendenti. Per le aziende che attualmente non riconoscono buoni pasto, il 2026 può rappresentare un momento favorevole per valutarne l’introduzione. I buoni pasto costituiscono infatti un’integrazione netta per il dipendente, non incidono sul cuneo fiscale e risultano fiscalmente deducibili per l’impresa. È importante ricordare che i buoni pasto non sono obbligatori per legge. L’obbligo di erogazione può derivare esclusivamente da un contratto collettivo nazionale di lavoro o da specifici accordi aziendali. Qualora l’azienda decida di introdurli per beneficiare delle agevolazioni fiscali, deve però riconoscerli alla generalità dei dipendenti o a categorie omogenee, ad esempio individuate per livello di inquadramento contrattuale. In caso contrario, l’importo rischia di essere considerato retribuzione imponibile, con conseguente tassazione e contribuzione.

In conclusione. L’aumento della soglia di esenzione dei buoni pasto elettronici a 10 euro rafforza uno strumento già ampiamente utilizzato nel welfare aziendale. Se correttamente gestiti, i buoni pasto possono rappresentare una soluzione efficace per integrare la retribuzione dei dipendenti e ottimizzare il carico fiscale per l’impresa, senza incrementare il costo del lavoro.

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