Artigiani e commercianti: con la SRL si può pagare meno INPS?

Una recente pronuncia della Cassazione cambia la prospettiva sui contributi dei soci lavoratori di SRL. Il reddito prodotto dalla società non deve necessariamente essere assoggettato a INPS in capo al socio.

In breve

  • Per artigiani e commercianti, la scelta della SRL può avere conseguenze importanti anche sui contributi INPS.
  • Il socio che lavora abitualmente nella SRL può restare iscritto alla Gestione artigiani o commercianti.
  • Ma iscrizione INPS e base su cui calcolare i contributi sono due questioni diverse.
  • Secondo la Cassazione, il reddito prodotto da una SRL non trasparente non diventa automaticamente reddito contributivo del socio.
  • La scelta tra impresa individuale, società di persone e SRL va quindi valutata considerando insieme fisco, INPS e utili prodotti dall’attività.

Artigiano o commerciante: quando l’attività cresce, la SRL diventa un’alternativa. Per molti artigiani e commercianti il percorso è simile: si inizia come impresa individuale o la società di persone e, con la crescita dell’attività, ci si domanda se sia arrivato il momento di passare a una SRL. Di solito l’attenzione si concentra sulla responsabilità patrimoniale e sulla differenza tra IRPEF e IRES. Ma c’è un terzo elemento che può pesare molto: i contributi INPS. Alcune recenti sentenze della Corte di Cassazione di settembre 2026 rendono questo aspetto ancora più interessante per i soci lavoratori di SRL.

Socio lavoratore di SRL: l’iscrizione INPS può rimanere. Partiamo da un punto fondamentale. Costituire una SRL non significa automaticamente uscire dall’INPS artigiani o commercianti. Se il socio partecipa personalmente al lavoro aziendale con carattere di abitualità e prevalenza, può continuare a essere obbligato all’iscrizione alla relativa Gestione IVS. La vera questione è un’altra: su quale reddito devono essere calcolati i contributi? Ed è proprio su questo punto che interviene la Cassazione.

La Cassazione: il reddito della SRL non è automaticamente reddito del socio. La distinzione è semplice ma molto importante. In una SRL non trasparente, il reddito prodotto dall’attività appartiene fiscalmente alla società ed è assoggettato a IRES. Non diventa automaticamente reddito IRPEF del socio soltanto perché quest’ultimo possiede le quote della società e vi lavora. Secondo la Cassazione, ai fini della base contributiva IVS occorre invece guardare ai redditi d’impresa imputati al socio e denunciati ai fini IRPEF. Questo significa che bisogna tenere distinti due aspetti: essere iscritti all’INPS e stabilire quanto reddito assoggettare ai contributi. Sono due questioni diverse.

Un esempio: il commerciante con 100.000 euro di reddito nella SRL. Facciamo un esempio molto semplice. Un commerciante possiede il 100% di una SRL, lavora abitualmente nell’attività e la società produce 100.000 euro di reddito. Il socio può essere tenuto all’iscrizione alla Gestione commercianti INPS. Ma questo non significa automaticamente che debba pagare i contributi personali su tutti i 100.000 euro prodotti dalla SRL. Se si tratta di una SRL non trasparente, quel reddito è fiscalmente prodotto e dichiarato dalla società, non direttamente dal socio. È questo il passaggio reso particolarmente rilevante dalle recenti pronunce della Cassazione.

Attenzione: non basta costituire una SRL. Questo non significa che qualsiasi artigiano o commerciante debba trasformare la propria attività in SRL. La convenienza dipende da molti fattori: livello degli utili, somme che devono essere prelevate personalmente, struttura dei costi, regime fiscale, presenza di altri soci e costi amministrativi della società. C’è inoltre un’importante eccezione. Il principio riguarda le SRL non trasparenti. Nelle società di persone e nelle SRL che hanno optato per la trasparenza fiscale, infatti, il reddito viene imputato fiscalmente ai soci e può quindi concorrere alla loro base contributiva. La SRL, quindi, non è una scorciatoia per evitare l’INPS: è uno strumento che deve essere valutato e strutturato correttamente.

Artigiani e commercianti: è il momento di rifare i conti? Le sentenze della Cassazione di settembre 2026 non eliminano i contributi INPS per i soci lavoratori. Stabiliscono però una distinzione fondamentale: una cosa è essere iscritti alla Gestione artigiani o commercianti, un’altra è determinare il reddito sul quale devono essere calcolati i contributi. Per un artigiano o un commerciante che produce utili significativi, questo rende ancora più importante confrontare impresa individuale e SRL. Perché la scelta della forma giuridica non incide soltanto sulle imposte e sulla responsabilità patrimoniale. Può incidere anche, e in misura rilevante, sui contributi INPS.

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